21 agosto 2006

Copia e incolla il collegamento sul tuo RSS AggregatorUna foto al giorno per 3 anni !

Bhee.. mi rendo conto che non è proprio nuova ma a girovagando per la rete mi ci sono imbattuto nuovamente e mi sono accorto che in realtà fra i siti italiani non vi è più traccia....
Comunque....
Si chiama Ahree Lee, è una graphic designer plurilaureata in arte a Yale e nel novembre del 2001, giorno dopo giorno, prima di uscire di casa, si è scattata una foto in primo piano, questo per ben tre anni (ma continua tuttora a farlo).
Alla fine dell'esperimento ha messo tutto insieme e ne ha fatto uno "Short Film".
"Me", è questo il titolo del corto che le ha fatto vincere parecchi festival tra cui L.A. Shorts Fest.
Il filmato presente su YouTube dura solo 1 minuto mentre il film intero ne dura 3 e lo potete vedere per intero cliccando qui (oppure visitando il sito della AtomFilms).
Grandissima !
Inutile a dirlo, sul web dopo l'uscita di "Me" c'è stata una valanga di imitazioni, alcune originali e parecchie stravaganti per non dire da pisciarsi sotto dal ridere.
Ahimè...su YouTube ancora una volta non si trova più molto (bhaa..)...comunque eccovene due random....
La prima scattando una foto ogni secondo per 60 secondi mentre l'altra...ehmm...

19 agosto 2006

Copia e incolla il collegamento sul tuo RSS AggregatorSave the internet !

E’ un po’ di tempo che negli USA si parla di Net Neutrality e di una vera e propria guerra tra fornitori di accesso e fornitori di contenuti. Per chi fosse rimasto indietro segnalo questo articolo di Christopher Stern che fa il punto della situazione ed introduce il problema a chi non ne ha mai sentito parlare.
Per essere ancora più brevi: ci siamo abituati a pensare che gli operatori che forniscono l’accesso ad Internet rimangano “neutrali” rispetto ai siti e ai servizi raggiungibili tramite la rete. I più grandi operatori statunitensi vorrebbero invece poter discriminare tra i vari servizi offerti da compagnie come Google e Vonage e vendere garanzie di priorizzazione del traffico per i servizi in questione. In pratica Google dovrebbe pagare per far andare i suoi siti più veloci dei suoi competitors.
Compagnie come Bellsouth e AT&T hanno affermato di non voler permettere a Google, Yahoo, Vonage o eBay di “usare i loro tubi gratis” e intendono vendere a queste compagnie una sorta di “corsia preferenziale” o un accesso di “prima classe”.
AT&T addirittura ha dichiarato che potrebbe presto chiedere ad Apple 10 cent per ogni utente che scarica una canzone da iTunes. La conseguenza sarebbe ovviamente un rincaro sul prezzo finale e potete immaginare le reazione degli utenti iTunes. Un giorno alcuni utenti potrebbero scoprire addirittura che Google è diventato molto più veloce di Yahoo, o eBay più lento di Amazon.

Dal punto di vista delle compagnie di telecomunicazione come AT&T e Bellsouth la cosa sembra assolutamente ragionevole: questi hanno sostenuto e continuano a sostenere costi molto elevati per offrire accesso alla rete e banda sufficiente. Ora devono sostenere volumi di traffico sempre maggiori senza ricavare un centesimo dai Video venduti da Google, dalle telefonate vendute da Vonage o dalle canzoni scaricate da iTunes.
Il rischio, però, è che queste iniziative possano cambiare Internet e soprattutto limitare l’innovazione e la nascita di nuove compagnie e servizi Internet: Google ed eBay potrebbero pagare senza problemi AT&T per garantirsi la “priorità” e mantenere la propria posizione di leadership, ma potrebbe fare lo stesso una start-up con una buona idea in mente (e pochi soldi in tasca)? Insomma Internet potrebbe non essere più la piattaforma aperta all’innovazione che abbiamo conosciuto fin’ora.
Intanto ieri è stata pubblicata un’indagine condotta da Consumer Federation of America, Consumers Union e Free Press secondo la quale il 70% degli americani intervistatisi dichiara preoccupato di fronte alla possibilità che gli access providers statunitensi applichino misure come quelle di cui abbiamo parlato a servizi Internet come Amazon o Vonage.
Negli Stati Uniti si stanno facendo ora i primi passi verso un aggiornamento del Telecommunications Act del 1996: alcune delle proposte contengono i principi della Network Neutrality, altre no. A difenderla parrebbero esserci, però, anche i principi della Network Freedom, esposti da Michael Powell, ex presidente della FCC (Federal Communications Commission) ed entrati nel 2005 nel “
policy statement” dell’Autorità regolamentare statunitense:
1. Consumers are entitled to access the lawful Internet content of their choice;
2. Consumers are entitled to run applications and services of their choice, subject to the needs of law enforcement;
3. Consumers are entitled to connect their choice of legal devices that do not harm the network;
4. Consumers are entitled to competition among network providers, application and service providers, and content providers.
Ma anche se operatori come BellSouth e AT&T implementassero questi sistemi di priorizzazione, siamo sicuri che non finirebbero solo per perderci, di fronte alla concorrenza con operatori broadband che siano in grado di usare la loro Network Neutrality come fonte di un vantaggio competitivo?
E in Italia? sarà per la prossima puntata…

[Articolo tratto da http://www.voipblog.it/ ]